Magari…

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Carezze.

Abbracci 1

Certe carezze ti restano attaccate sul viso come la porporina che, da bambini, incollavamo sulla letterina a Babbo Natale e luccicano nei momenti bui, quando la malinconia si fa tristezza. Certe carezze vorresti non finissero mai perché il calore che emanano potrebbero far sbocciare la primavera anche il 25 dicembre e ti pare strano che ora siano le sue mani a contenere le tue e che ti devi sollevare sulle punte dei piedi per arrivare a dargli un bacio, su quella barba ispida che ha preso il posto delle guance morbide e paffute del bambino. Oggi è martedì e c’è un bellissimo sole. Mi è tornata alla mente un’immagine che ho ‘dovuto’ fotografare con il cellulare. Erano le 8 di mattina del 14 agosto scorso. La città era ancora intorpidita dal sonno e dal caldo soffocante. Ero ferma al semaforo, in prossimità dell’Ospedale Mauriziano. Lei camminava a stento, sempre due o tre passi indietro rispetto a lui. Lei aveva freddo, con quel caldo torrido indossava una maglia di lana con le maniche lunghe. I vecchi hanno sempre freddo. Lui la tirava per il braccio, spazientito, perchè quel fantoccio quasi inanimato si sbrigasse ad attraversare la strada prima che il semaforo maturasse e cadesse marcio a terra, mentre, in cuor suo, sono certa che stesse imprecando per essere ancora in città, la vigilia di Ferragosto, invece che al mare, o in montagna… come i suoi amici, ormai orfani. Più lui la tirava a sè, più lei, come un mulo recalcitrante, si opponeva. Mi stupisce sempre vedere come certi vecchi riescano a stare in piedi, in posizioni assurde e mi chiedo se il baricentro si sposti con l’avanzare di un’età che cerca nuovi, improbabili equilibri. Lei teneva il braccio indietro come se volesse aggrapparsi a qualche certezza che neppure i medici, a giudicare dalla mole di esami che lui teneva sotto il braccio, le hanno saputo dare. A volte penso che si diventi vecchi tutto d’un colpo. Una sera vai dormire, il giorno dopo ti svegli che sei poco più di una linea spezzata, come l’Omino della Lagostina.

Lagostina

Quando il semaforo è scattato, Lui l’ha ulteriormente strattonata per farle fare l’ultimo passo… Lei, sempre reticente, lui sempre più stizzito. Sono rimasta ferma qualche secondo in più, l’automobilista dietro di me ha suonato il clakson per sollecitare la mia partenza. L’amore non deve mutare, non deve essere intaccato dalla ruggine del tempo, dalle cose che accadono, dai mutamenti della vita. Dev’essere paziente come un malato seduto in sala d’attesa, come le carezze affatto frettolose perchè la porporina si appiccichi per benino sul palmo della mano e poi sulla guancia.

20170814_161019 rit.

Dei libri mi piace…

Elene Usdin

Ph. Elene Usdin

Dei libri mi piace l’odore della carta, il profumo dell’inchiostro. Li annuso, li accarezzo, li assaggio, come le pietanze che ordino al ristorante, con scarsa convinzione, quando sono obbligata a mangiare. Spizzico qua e là, sposto il cibo con la forchetta, faccio dei mucchietti, lo nascondo sotto le foglie d’insalata. Prendo il libro e faccio scorrere velocemente le pagine tra le dita: è un timido assaggio. Poi spilucco qualche riga in ordine sparso. E’ la prima impressione quella che conta e, se ciò che leggo mi cattura, non bado alla notorietà dell’autore, alle classifiche, lo acquisto. Si è accesa una luce nella finestra di fronte, le giornate si accorciano come le gonne, grazie a Mary Quant e all’ora solare. Oggi è lunedì, il tempo dell’attesa non termina mai. Il tavolo è davanti alla finestra, le auto scorrono, suonano, imprecano. Continuo a riempire scatole, valigie, bauli di cose di cui non mi posso liberare e che non voglio dimenticare. Non so se ho paura che gli anni mi possano rapire i ricordi, se temo di perdere la memoria o se invece la mia intenzione sia quella di lasciare ai miei figli tanti sassolini come Pollicino, perché un domani, chissà quale e quando, possano sempre ritrovare la strada di casa, con i suoi oggetti e i suoi profumi. Così, ora, è più ordinata la cantina che non le stanze di casa. I libri che leggevamo prima di dormire nella scatola con la scritta “Gli indimenticabili”, i peluches “Gli irrinunciabili”, i vestitini “Gli immettibili” e poi i disegni, i giocattoli: tutto catalogato per benino. Spero che nessuno si porti via la cantina dove i ricordi non invecchiano, ma diventano preziosi come le bottiglie di vino sullo scaffale di legno. Le persone sono spesso faticose e ostili, anche molti ricordi lo sono, mentre altri si ha paura che siano troppo leggeri e possano volare via. Le persone sono spesso cattive e ingrate, anche molti ricordi lo sono, ma sai che prima o poi sbiadiranno come una goccia d’inchiostro diluita in un bicchiere d’acqua. Non tutto finisce nel baule dei ricordi, bisogna saperle meritare certe promozioni. Di quel libro di poesie mi piace la carne, il sangue che scorre, il cuore che continua a battere forte, ad ogni verso. Ancora, sempre.