Je t’aime…

je t'aime

Message écrit sur le mur devant le Centre Pompidou, Paris

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E ricordati che ti penso…

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Ph. Robert Mapplethorpe, Ritratto di Lisa Lyon

 

Non ho smesso di pensarti,

vorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,

che mi manchi  e che ti penso.

Ma non ti cerco.

Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.

E mi manca saperlo.

Hai progetti?

Hai sorriso oggi?

Cos’hai sognato?

Esci?

Dove vai?

Hai dei sogni?

Hai mangiato?

Mi piacerebbe riuscire a cercarti.

Ma non ne ho la forza.

E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano.

E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.  

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.

Ed io ti penso ma non ti cerco.

Charles Bukowski

 

 

Ogni vita è una moltitudine di giorni…

Francesca Woodman

Francesca Woodman

“Every life is many days, day after day. We walk through ourselves, meeting robbers, ghosts, giants, old men, young men, wives, widows, brothers-in-love. But always meeting ourselves.” (Joyce, Ulysses, 1990, 9.373)

Se Socrate esce di casa oggi troverà il sapiente seduto sulla sua soglia. Se Giuda esce stasera i suoi passi lo porteranno verso Giuda. Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l’altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi. Il drammaturgo che ha scritto l’in-folio di questo mondo e l’ha scritto male (ci dette prima la luce e il sole due giorni dopo), il signore delle cose quali esse sono che i più romani tra i cattolici chiamano dio boia, è senza dubbio tutto intero in noi tutti, palafreniere e beccaio, e sarebbe anche ruffiano e becco se non fosse che nell’economia del cielo, predetta da Amleto, non ci sono più matrimoni, poiché l’uomo glorificato, angiolo androgino, è sposa di se stesso.”

Tutto ciò che non vogliamo vedere in noi stessi lo troviamo nelle persone che incontriamo, incontrando, in questo modo, noi stessi e, seppure questo sia un pensiero angosciante, rassicura il fatto che è così per tutti. Nessuno escluso. E’ una consapevolezza da vertigine, lo so. Stephen, nell’Ulysses di Joyce, si riferisce al ruolo dell’artista, a come tutti i personaggi da lui stesso interpretati risiedano nella sua mente. Ma non è così per ognuno di noi?

 

Midnight in Paris

 

Gil, il protagonista di Midnight in Paris, l’indimenticabile film di Woody Allen, si è perso per le vie di Parigi ed accetta un passaggio su di una bella vettura d’epoca. Per incanto, si ritrova nella mitica Parigi degli anni Venti dove incontra gli scrittori e gli artisti che a quell’epoca la animavano. Lo scrittore Francis Scott Fitzgerald con la moglie Zelda, il compositore Cole Porter, Hemingway, Dalì, Picasso, Man Ray, Gertrude Stein. Vive un’esperienza straordinaria che vuole ripetere a tutti i costi, ogni notte, a mezzanotte, al rintoccare delle campane di una delle più belle chiese di Parigi: la Chiesa di Saint-Étienne-du-Mont che domina un’altura nel Quartiere Latino, a due passi dal Panthéon.

Ho cercato e trovato, un po’ a fatica, la Chiesa, la scalinata… e come per magia la campana…

 

I rumori e gli schiamazzi di sottofondo, purtroppo, non sono quelli dell’allegra compagnia che sorseggiava champagne sulla macchina del tempo, ma, molto meno romanticamente, di un gruppo di tre ragazzi cinesi che si stavano fotografando a vicenda e credo siano rimasti stupiti dal fatto che le campane delle chiese suonino.

Quante volte ho pensato di essere nata in un tempo che non mi appartiene e di immaginare come avrebbe potuto essere la mia vita se fossi vissuta proprio nel periodo in cui Gil voleva tornare, ogni notte, per lo straordinario fermento artistico e culturale di quegli anni… e poi a Parigi.

«Che esista Parigi e che qualcuno scelga di vivere in qualunque altra parte del mondo resterà sempre un mistero per me». (Gil)

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La campana suonava ed io ero lì, sulle scale, a scrutare la strada bagnata dalla pioggia, in attesa della voiture

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Shopping! :-(

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Galeries Lafayette, Paris

Ebbero origine da una piccola boutique fondata nel 1895, ma l’inaugurazione delle Galeries Lafayette che occupano 120.000 metri quadri a Parigi, al numero 40 di Boulevard Haussmann, nel IX arrondissement,  avvenne nel 1912, ma credo siano andate ben oltre ogni più ottimistica previsione. Ci si può arrivare direttamente con il metrò che ha creato un’uscita che ti “sputa” direttamente alle Galeries, al piano sotterraneo dove gli amanti delle calzature hanno di che sbizzarrirsi tra le 150 isole: Jimmy Choo, Dolce e Gabbana, Roger Vivier e sei solo all’inizio del tempio del fantasmagorico mondo dello shopping parigino e delle tentazioni. Parrucchieri, sflate di moda, agenzie di viaggio e di spettacoli, ristoranti e caffè. Io ne sono uscita stordita e perplessa per averlo percepito come poco più di un formicaio brulicante di luci, suoni, lingue differenti e persone alla ricerca di oggetti preziosi ed esclusivi acquistati in modo compulsivo e forse anche un po’ distratto a causa del viavai scomposto. Brillanti, borse, gioielli da migliaia e migliaia di euro venduti come patate al mercato, nella confusione di volti e voci. Non so se questa sia ricchezza, ostentazione o potere, ma ho visto donne strapparsi di mano borse di Gucci da due, tremila euro come se fossero al banco di un mercato rionale. Mah… io sono rimasta catturata dalla cupola di vetro art déco forse perché mi sentivo soffocare e non vedevo l’ora di uscire a respirare aria fresca anche se ormai, senza nemmeno accorgermene, si era fatto buio e Parigi si stava già vestendo da sera.

Di Parigi, il cielo.

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Paris

Di Parigi il cielo, i cieli… quadri che mutano con il trascorrere delle ore, con il soffiare del vento. La Senna rimanda immagini tremolanti di nuvole deformate che si rincorrono nell’acqua alta e limacciosa di questi giorni, una Senna che fa quasi paura, tanto che sono state evacuate più di 300 persone e le opere che dormivano indisturbate nei sotterranei del Louvre. Di Parigi il cielo è uno spettacolo, di giorno, di notte, illuminato dai bagliori di una Ville Lumière che non vuole andare a dormire e poi, al mattino, fatica a risvegliarsi.

Sono rimasta senza fiato, con il naso in su ed i pensieri giù, nello stomaco. Forse si chiama struggimento. Sotto lo stesso cielo…

Paris

La fotografia che ho pubblicato non è un “selfie”, non sopporto questo modo che ritengo ‘barbaro’ di non prestare attenzione a ciò che ci circonda. Orde di persone, di tutte le età, che voltano le spalle a monumenti, cattedrali, musei, opere d’arte, senza alcun rispetto per il dove ed il quando. L’importante non è ciò che si sta vedendo, con l’interesse, il sentimento, l’educazione che merita, ma è storicizzare la propria presenza e poterla testimoniare sui vari social. Le controindicazioni della tecnologia applicata al quotidiano si stanno facendo sentire. Ma di Parigi il cielo… è un incanto ed io l’ho fotografato per me, per te, ed il mio sguardo corre lontano, sin dove può arrivare e oltre ancora, dove non può.

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Sous le ciel de Paris…