Dietro i vetri.

Finestra 1

“Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.”

Dino Buzzati

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Se ti parlassi di lei.

 

Se ti parlassi di lei

Che cosa potrei dire?

Che vivranno “felici per sempre”?

Credo che lo siano stati

Che erano innamorati?

Che continueranno ad amarsi?

Sono sicuro di sì.

Ma quando penso a lei

ciò che mi viene in mente

è una poesia

sospirata a qualche innamorato

centinaia di anni fa:

“Incapace di percepire la forma di te

ti trovo tutto intorno a me.

La tua presenza mi riempie gli occhi del tuo amore

umilia il mio cuore

perché tu sei ovunque.”

 

 

Un segno.

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Ph. b©r

Dammi un segno… una foglia, un fiore, un petalo soltanto, un refolo di vento, un raggio di sole, un chicco di grandine, un sassolino, una goccia di pioggia, un sorriso, uno sguardo, un solo colore dell’arcobaleno, una carezza, un fiocco di neve, la piuma di un pettirosso che non era un pettirosso. Dammi un segno della tua assenza lieve. Fammi sentire che il tuo viaggiare nei miei occhi non avrà fine, che sarò sempre il porto in cui attraccare le barchette di carta dei tuoi pensieri.

Dammi. Dimmi.

 

 

 

 

La stanza.

 

In assenza di spazio e di tempo si è schiuso un nuovo luogo che occupa “l’ovunque” per “un sempre”. Le parole non dette superano di gran lunga quelle dette, così come i baci non dati, eppure, ogni bacio è stato dato, ogni frase è stata detta, per sempre. I confini sono liquidi, non si può capire dove inizi l’una e finisca l’altro. Con i passi misurate le lunghezze, ma nella profondità precipitate senza possibilità di risalita, né ora né mai. Lì c’è l’incredibile, una stanza che non avrà pareti, ma grandi occhi e orecchie e mani: il vostro nascondiglio.

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Ph. Elene Usdin

 

 

Meteo 21 marzo 2018.

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Ph. Elene Usdin

Non amo le previsioni del tempo, mi piacciono le sorprese. Apro la finestra, annuso l’aria e se è carica di pioggia ne avverto il profumo inconfondibile. Tempo fa lessi un articolo, mi pare fosse su Focus, che riportava le spiegazioni scientifiche dell’odore della pioggia imminente. Parlava di azoto, ozono, correnti d’aria discensionali, petricor (quella fragranza che viene diffusa nell’aria dalla pioggia che, cadendo sulle superfici asciutte, le disturba e ne mette in circolo le molecole odorifere), e poi ancora la geosmina prodotta dai microbi. Questo miscuglio fa sì che gli animali e gli uomini sentano arrivare la pioggia e ne gioiscano nel caso in cui vivano in terre aride o si nascondano se la temono. Io, romanticamente, penso che l’istinto, quel grammo di “selvatico” che ancora abita i nostri corpi seppure sotto mentite spoglie e vestiti firmati, ci guidi ancora e sempre. Tra poco sarà primavera… che tempo farà il 21 marzo 2018?

Torino: poco nuvoloso, temperatura da -1°C a 14°C. Vento: da Tramontana 8 Km/h.

Il sole sorgerà alle 06:28tramonterà alle 18:44.

 

Il 21 marzo…

Potrebbe anche piovere, e tu quel mattino aprirai la finestra, chiuderai gli occhi e fiuterai l’aria e non importa se sentirai odori di azoto, petricor o geosmina, uscirai con l’ombrello aperto per andare incontro alla primavera.

Potrebbe esserci il vento a spazzare via le nuvole e le ultime foglie secche dell’inverno, terrai con la mano il cappello a larghe tese e se farà ancora freddo abbottonerai il cappotto ed alzerai il bavero per andare incontro alla primavera.

E se in cielo danzeranno fiocchi di neve, rammenterai quella vostra prima nevicata ed uscirai con la giacca a vento, la sciarpa annodata attorno al collo ed il cappuccio stretto intorno al viso per andare incontro alla primavera.

Ma se ci sarà il sole, ti vestirai con i colori del cielo, dei ricordi per andare incontro alla primavera, e ti vedrà arrivare… e sarà tardi e sarà presto.

 

Un giorno di festa.

mamma

Sto pensando che oggi è la festa delle Donne. Perché l’8 marzo? La scelta della data risale alla Russia perché proprio in quel giorno, nell’anno 1917, le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della prima guerra mondiale e protestarono contro lo Zar. Le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste individuarono questa data come Giornata Internazionale dell’Operaia. Questa è la storia o quanto si pensa sia storicamente accertato. Per me l’8 marzo è un giorno d’inquietudine da parecchi anni, ormai. La prima donna che qualunque essere umano conosce, percepisce, sente, è la propria madre. Ed ogni anno, l’8 marzo, ricordo le nostre parole, lo scambio di auguri, il mazzolino di mimose che ti portavo “cascasse il mondo”. Ecco perché sono inquieta, mi aggiro come se dovessi, volessi fare qualcosa che, in realtà, non posso più fare. Per me, la festa delle Donne era il tuo profumo di acqua di rose versato sul batuffolo di cotone e picchiettato sul viso, la mattina e la sera. Era il tubetto della Cera di Cupra sul comodino per non dimenticare di spalmarla, prima di coricarti, sulle mani e sulla pelle sempre più segnata dall’avanzare del tempo. Erano i tuoi bigodini trafitti da quegli spilli di plastica che tenevi stretti tra le labbra mentre arrotolavi le ciocche di capelli biondi e mossi. Erano i tuoi occhi grigio-azzurri che cambiavano con il mutare del cielo e del tuo umore. Erano le tue notti insonni, le tue paure di ammalarti, la tua malinconia che ti era appiccicata addosso più della tua stessa ombra. Erano le tue canzoni preferite: Il mondo di Jimmy Fontana, Io che amo solo te di Sergio Endrigo. L’8 marzo, per me, è il tuo ricordo doloroso. E manchi, manchi sempre, manchi ancora. Tutto il resto è un rumore lontano, come quando dalla nostra casa al mare, sentivamo i suoni della festa del paese e tu ti allontanavi a guardare le stelle.